(Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Massimo Bernacconi)
Ho aspettato qualche giorno prima di prendere carta e penna (tastiera e schermo, in verità), e scrivere il mio ricordo / analisi storica su questa figura importantissima per la storia civile e politica italiana.
Ho aspettato in quanto il polverone sollevato dalla rincorsa collettiva a dimostrarsi "più boniniano" degli altri si posasse al suolo e si potesse ragionare con maggior calma e necessario distacco.
Oggi si chiude la camera ardente allestita per i funerali di stato e mi è sembrato il momento opportuno ...
Inizierò da un ricordo personale ... a differenza di molti altri che ne hanno solo sentito parlare da terzi, visto che, seppur brevemente, ebbi l'opportunità di incontrarla e collaborare assieme.
Correva l'anno 2004 ... un anno cruciale per me che sto scrivendo questa nota, ma non solo ... il grande allargamento dell'Unione Europea, che festeggiammo (con trasporto emotivo ma con molte perplessità sul processo decisionale futuro) nella Gran Place a Bruxelles; la preparazione e lo svolgimento delle elezioni europee (alle quali partecipai anche come candidato), che portarono poi alla firma della c.d. "Costituzione Europea", poi miseramente naufragata.
Nel contesto elettorale, per questioni pragmatiche sulle quali non è questa la sede di soffermarci, i Radicali chiesero di entrare nel partito dei liberali europei e nuovo gruppo parlamentare ALDE, che nel luglio 2004, all'inizio della VI legislatura del Parlamento europeo, si formò a seguito della fusione fra il gruppo ELDR ed ill Partito Democratico Europeo (PDE).
Per fare una lunga storia corta, il sottoscritto all'epoca ricopriva il doppio ruolo di International Officer e Coordinatore dei Giovani dell'Italia dei Valori ed ebbe l'incarico (da parte dell'Esecutivo Nazionale) di sostenere l'entrata. All'epoca, sarebbe bastato il veto di un partito nazionale già membro, per bloccare ulteriori adesioni.
La condotta rifletteva una complessa e pragmatica linea diplomatica di IdV; ancorché membro effettivo, soffriva di una sorta di "complesso di primogenitura" ed era guardato con sufficienza dagli altri partiti europei, che vedevano nei Radicali e specialmente nella Bonino i rappresentanti dei "veri" valori liberali.
La collaborazione fu quindi improntata al rispetto istituzionale e alla cooperazione pragmatica con la componente politica e parlamentare che alla Bonino faceva capo a Bruxelles.
L'impressione che ricevetti dalla Emma nazionale fu quella di cortesia di facciata che mascherava in realtà proprio quel sentimento di "superiorità e primogenitura" che portava lei e buona parte del suo schieramento a trattare con sufficienza tutti gli altri "alleati ed affini" che la pensassero diversamente (e di diversità fondamentali ce n'erano). Ricordiamo che il sostegno era un atto non dovuto, ma una cortesia, per la quale un minimo di riconoscimento, personale e politico, mi sarei aspettato. Ma tante'.
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Tralascio per ora questo episodio (sull'evoluzione dei rapporti con i Radicali ce ne sarebbe da scrivere ma andremmo fuori tema) per riprenderlo nelle conclusioni e mi limito ad una succinta valutazione politica.
Fermo restando questo fastidioso e pervasivo sentimento di superiorità politica e morale che ha sempre contraddistinto una certa fascia dei "radicali di potere", esistono varie "Bonino"
Quella delle grandi battaglie dei diritti civili, per la quale ritengo che a lei ed a tutti gli altri esponenti del Partito Radicale dell'epoca la società italiana debba riconoscenza. E questo al netto di alcuni metodi al limite del buongusto;
Quella della Bonino esponente dei "radicali di governo" caldeggiata dal ticket con Marco Pannella, iniziata un decennio prima dei fatti dei quali fui partecipe, ed esemplificata dalla sua indicazione da parte del governo Berlusconi ad un importante dicastero nella sciagurata "Commissione Santer". Pur caratterizzata da lodevoli intenzioni, la sua azione fu gravata da continue ingerenze della Commissione nelle prerogative degli stati membri (cfr. guerra del Tonno) e dalla spettacolarizzazione dell'intervento umanitario (cfr. Grandi Laghi; Afghanistan) a fini politici, condotta che minava quella supposta neutralità che le organizzazioni umanitarie tradizionali cercavano all'epoca di preservare.
In questo contesto, la posizione su Israele era purtroppo vittima di una "doppia morale" ... proponente di iniziative che avrebbero potuto rivelarsi catastrofiche (l'ingresso di Israele in UE, in forza del mantra "unica democrazia del Medio Oriente") e timida critica dei metodi (che molti autorevoli osservatori qualificano come "genocidi") utilizzati a Gaza e nei territori occupati.
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Quelle su politica estera / umanitaria e sul ruolo dei "supergoverni" versus il "laisser faire" tradizionale ed il "governo minimo" di ispirazione liberale classica; un certo opportunismo politico allo scopo di entrare nella "stanza dei bottoni" sono alcune delle contraddizioni di fondo che hanno caratterizzato la sua storia. Unite a quel fastidioso atteggiamento di supremazia morale, etica ed intellettuale, di sufficienza rispetto all'interlocutore una volta terminata la necessità; atteggiamenti che contraddistinguono in realtà molti dei "radicali" di governo forgiati dalla gestione pratica ed ideologica del duo Pannella-Bonino. Quella spocchia insopportabile, incoraggiata anche dall'estero (in maniera ingenua o interessate), che ha poi minato i futuri assetti dei liberali italiani e portato a fallimenti come quelli della sciagurata lista "Scelta Europea" di cui all'epoca commentammo vivacemente ed anche le successive, giusto perché non si impara mai dai propri errori.
Contraddizioni di fondo che minano non poco l'autorità morale della persona, ma che alla fine fanno parte della sua complessità.
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Rispetto quindi sempre; riconoscenza, al limite ... santificazione laica ... direi proprio di no.

