Il riconoscimento ufficiale del Somaliland da parte di Israele, annunciato da Netanyahu il 26 dicembre 2025, è passato quasi inosservato sui media globali, completamente oscurato dalla crisi venezuelana – con l'operazione USA, la cattura di Maduro e le proteste mondiali che hanno dominato i titoli nei primi giorni del 2026.
Si tratta di una mossa controversa: Israele diventa il primo stato ONU a riconoscere l'indipendenza del Somaliland (autoproclamatosi nel 1991), sfidando il consenso internazionale che vede la regione come parte integrante della Somalia.
Reazioni immediate di condanna da Somalia, Unione Africana, Lega Araba, Turchia, Egitto e Cina, che lo bollano come violazione della sovranità e precedente pericoloso per altri separatismi.
Perché Israele ha fatto questo passo? Le ragioni sono essenzialmente geostrategiche: guadagnare un avamposto sul Mar Rosso e Golfo di Aden per contrastare minacce iraniane e houti, accedere a possibili basi militari, e rafforzare la sicurezza marittima.
Si inserisce nella "diplomazia periferica" israeliana, con cooperazione in tecnologia, agricoltura e economia, e nello spirito degli Abraham Accords (Somaliland ha espresso volontà di aderirvi).
L'effetto del riconoscimento sulla posizione di Taiwan è particolarmente significativo. Taipei ha accolto con entusiasmo la decisione israeliana, definendo Israele, Somaliland e Taiwan "partner democratici affini" (sic!) che condividono valori di libertà e rule of law.
Taiwan mantiene già legami stretti con il Somaliland dal 2020 (uffici rappresentativi reciproci e accordi su sicurezza marittima), e questo riconoscimento rafforza il parallelismo: entrambi sono entità de facto indipendenti ma non riconosciute dalla comunità internazionale (Taiwan solo da pochi stati).
Per Taipei è un precedente prezioso che legittima alleanze con "democrazie isolate" contro pressioni cinesi; Pechino, infatti, ha criticato duramente la mossa, vedendola come sfida coordinata alla sua Belt and Road e al principio "Una Cina sola".
In sintesi, un atto audace che prioritizza interessi strategici israeliani (e indirettamente taiwanesi) a scapito della stabilità regionale, ma che rischia di isolare ulteriormente Tel Aviv in Africa e Medio Oriente.
Il basso profilo mediatico non ne riduce l'impatto a lungo termine: potrebbe incoraggiare altri riconoscimenti (magari USA sotto Trump) o innescare escalation nel Corno d'Africa.
2026 o 1939?