Diretta Spread

domenica 23 settembre 2018

E SE LA CORDA SI SPEZZA? VIA TRIA? VIA BOERI? MA LA REALTA' RIMANE QUESTA!

CSV Lombardia - Enrico Scarpini

Sappiamo già come andrà a finire: nel giro di qualche giorno, per qualche ragione pretestuosa, Giovanni Tria, ministro dell’economia, e Tito Boeri, presidente dell’INPS, rimetteranno il loro mandato nelle mani del premier Giuseppe Conte. Troppi i segnali di distanza e disaccordo con Matteo Salvini e Luigi Di Maio, per sopravvivere.

Se nel tuo programma ci sono la flat tax, il reddito di cittadinanza e la riforma della legge Fornero, ma il tuo ministro dell’economia e il presidente dell’ente previdenziale dicono che sono misure impossibili da realizzare a breve termine perché mancano i soldi è evidente che ci sia un problema di allineamento. Ed è altrettanto evidente che al primo pretesto buono - le nomine dei vertici di Cdp per Tria, la relazione tecnica del decreto dignità per Boeri - entrambi saranno messi alla porta.

Il problema, per Salvini e Di Maio, non è quello. Il problema è un altro: che non basta sostituire Tria e Boeri per levare dal tavolo i problemi che hanno sollevato.

Quel che hanno messo nero su bianco Boeri e i suoi economisti finirà comunque per succedere.

Semmai è l’opposto: la cacciata di Tria sarebbe il segnale che i mercati aspettano per scatenare tempeste sull’Italia. Il downgrade settembrino del nostro debito sarebbe quasi automatico, la crescita dello spread e dei costi di rifinanziamento del debito stesso, pure, tanto più in una fase di rallentamento degli acquisti di titoli di Stato della Banca Centrale Europea e della crescita economica in Italia e in Europa.

Ma anch'egli vittima, nel caso, di numeri che non lasciano spazio a interpretazioni. Nel caso di specie, è di sicuro recessiva la stretta sui contratti a termine, perché irrigidisce il mercato del lavoro, soprattutto perché di incentivi alle stabilizzazioni, per ora, non c’è traccia.

Poco conta insomma che Di Maio abbia visto la relazione tecnica dell’INPS il giorno prima o la settimana prima: il decreto dignità può essere necessario e doveroso, ma è e resta recessivo. Quel che hanno messo nero su bianco Boeri e i suoi economisti finirà comunque per succedere, con o senza relazione tecnica.

Prima o poi, molto banalmente, si dovrà ammettere di aver raccontato un mare di fregnacce in campagna elettorale. Che di fronte, qualunque sia la strada che si vuole percorrere, abbiamo solo sentieri lunghi, stretti e difficili.


fonte linkiesta.it

Nessun commento:

Posta un commento